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Afghani d’Italia e rifugiati celebrano Nowruz

Diaspora e rifugiati afghani in Italia hanno scelto l’arte per celebrare il Nuovo Anno, Nowruz, festa dalle connotazioni religiose, spirituali e tradizionali molto sentita in patria e da oltre 300 milioni di musulmani in Iran, India, Pakistan e altri paesi della regione.

Nella suggestiva cornice del giardino in fiore della residenza dell’Ambasciata e Missione della Repubblica Islamica d’Afghanistan a Roma, l’ambasciatore Khaled Hamad Zekriya ha dichiarato che “quest’anno abbiamo deciso di festeggiare Nowruz in grande stile per protestare contro i talebani e per ribadire l’importanza di questa commemorazione”. Quest’anno la festività è coincisa con l’11mo giorno del Ramadan. Dal ritorno al potere a Kabul, nell’agosto 2021, in patria i talebani hanno vietato i festeggiamenti, poiché – secondo loro – si tratta di una ricorrenza “contraria all’Islam”. Un’argomentazione che, ovviamente, non regge: storicamente Nowruz ha connotazioni e significati religiosi, spirituali e tradizionali, non solo per gli afghani. Segna l’inizio della migrazione (o Hijra) del Santo Profeta Maometto dalla Mecca a Medina, dove rifugiarsi dalla crudeltà dei non credenti: nell’Islam, Nowruz viene considerato un appello religioso a salvare se stessi, la propria famiglia e comunità. “Purtroppo oggi, sfortunatamente, sfollamenti interni e migrazioni sono una realtà che coinvolge tanti popoli, non solo gli afghani, costretti a lasciare il proprio paese per l’Europa e altre aree del mondo come conseguenza di invasioni, guerre, aggressione interna, tra cui appunto regimi illegali, draconiani e misogini nella terra di origine”, ha detto sua eccellenza Zekriya.

Spiritualmente Nowruz è un tempo di rinnovamento e ringiovanimento fisico, di osservanza della gratitudine per le benedizioni e le prospettive di speranza e ottimismo per il futuro. Infine commemora secoli di un’antica consuetudine agraria, integrata in diverse culture, fedi e tradizioni: coincide con il primo giorno di primavera. La commemorazione romana di Nowruz è stata organizzata col contributo dell’Associazione Salam (Taranto, Isola del Gran Sasso) e di Mahoor Association (Anthony, Francia).

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La mostra è stata l’occasione di compiere un viaggio nel ricco patrimonio artistico afghano, con una vasta panoramica di miniature e calligrafia, due eccellenze plurisecolari. Le rappresentazioni in miniatura hanno prosperato in Afghanistan per secoli: sono state utilizzate nella lussuosa arte islamica e sostenute da mecenati reali e aristocratici. Il suo massimo splendore è stato raggiunto nel XIV secolo, sotto il regno del condottiero mongolo afghano Tamerlano, nella provincia di Herat, dal leggendario pittore miniaturista Kamaludin Behzaad, fonte d’ispirazione di altri artisti e scuole nate poi in Iran. La calligrafia come altra forma d’arte è stata utilizzata inizialmente per la scrittura religiosa, e in seguito ha assunto una grande importanza nella letteratura secolare. E’ stata combinata con l’arte della miniatura, come si vede nelle moschee e negli scritti coranici, nonché nei libri storici. Sia l’arte della miniatura che quella della calligrafia divennero di primaria importanza nella civiltà islamica e in quella della regione, poiché non erano ammesse personificazioni del divino o dei profeti.

I dipinti in mostra, in stile realistico e astratto, rappresentano invece volti di donne afghane, paesaggi, scorci urbani, monumenti. Con un approccio eclettico e di mescolanza tra generi, in alcune opere sono state inserite calligrafia e miniature. Tra gli artisti presenti Nazir Rahguzar, capofila della diaspora artistica afghana in Europa, ha esposto diverse serie di dipinti intitolati “Women and carpet”, “Memory and identity” oltre a disegni realizzati durante i suoi spostamenti in metro a Parigi. Il gruppo di artisti dell’Associazione Mahoor hanno poi rappresentato una pièce teatrale dal titolo ‘Mullah Mohammad Jan Theater’ e suonato musica tradizionale del paese di origine. Il viaggio nella cultura e le tradizioni afghane è stato anche culinario, con la degustazione, dopo la rottura del digiuno del Ramadan, di piatti e dolci tipici.

Dal 18 al 25 marzo, l’Associazione Salam insieme a Mahoor Art and Culture Association e all’Ambasciata dell’Afghanistan a Roma sono stati protagonisti della “Settimana contro il razzismo”. Tutti gli eventi sono stati organizzati in collaborazione con UniTe/Università degli Studi di Teramo. L’iniziativa è parte del progetto “Oltre i confini” dell’Associazione Salam, promosso dall’Ufficio Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri.  

 

Photo Credit © Viriglio per Avanguardie Migranti

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