Ultimi Articoli
Seguici Su
Home  /  Fotografia   /  Festival Divercity e Base: il design è anche una questione di diritti

Festival Divercity e Base: il design è anche una questione di diritti

Il FestivalDiverCity, in collaborazione con BASE Milano e il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, partecipa all’edizione 2023 di We Will Design, la rassegna che BASE Milano organizza dal 17 al 23 aprile, durante la Milano Design Week, con il progetto “Costituire – materiali. design. diritti”.

L’istallazione di “Costituire – materiali. design. diritti”, curata da Andi Nganso, Paolo Maurizio Talanti ed Azmera Tzeggai, con il supporto alla produzione di Terry Aidoo, Emmanuel Edson, Elisa Matteucci, Giulia Pistoresi ed Ubaldo Samuelli, è visitabile nella sezione “Exhibit” Sala C di Base Milano e raccoglie i lavori di dieci giovani Designers: Abreham Brioschi, Alessia Pinna, Carlotta Del Prato, Claudia Nesso, Fabio Ghelardini, Federica Pierro, Giacomo Biscini, Giulia Pistoresi, Marina Addis Waldmann e Sahra.Eich.

L’obiettivo principale per il design oggi deve diventare quello di comprendere il quadro delle trasformazioni contemporanee in atto, mappando la complessità delle sfide prevalentemente socio-ecologiche che attendono il progettista.

L’ecologia delle relazioni che nasce dalle pratiche cooperative e progettuali ha come valori cardine l’inclusione, la reciprocità, il dialogo e la cura, e i suoi obiettivi e traguardi sono di natura interconnessa ed eterogenea: sociale, ecologico, economico, culturale.

L’attenzione di “Costituire” verte dunque verso il design come pratica sociale, per la creazione di reti di emancipazione, di innovazione sociale, di comunità e cooperazione internazionale. L’impegno è quello di dar luce a chi racconta e cura le vulnerabilità, a chi vuole superare i modelli culturali dominanti e l’economia della performatività, declinando la cura come contraltare all’aggressione sistemica ai diritti e alla salute delle comunità marginalizzate, razzializzate e dal background migratorio, perpetrata anche attraverso lo strumento tecnico del design (o la sua assenza).

ll progetto si propone di inquadrare i problemi e le relazioni che intercorrono tra la società e l’ambiente, analizzando e decodificando il lavoro insieme come possibile antidoto al propagarsi dell’individualismo e alla mancanza di cura per l’Altro e l’Altrove che caratterizzano il nostro vivere contemporaneo.

I progetti presentati propongono soluzioni innovative all’assenza di design nelle strutture per senza dimora, al tema del riciclo dei rifiuti, quello della gestione della potabilità dell’acqua, della celebrazione della cultura africana e con il progetto BOME, di proporre al governo e alle pubbliche amministrazioni una soluzione abitativa temporanea che risponda in maniera sostenibile alle esigenze dei senza dimora conservando una dimensione di cura, bellezza ed attenzione.

Una mostra fotografica sulla vita nel deserto Adrar in Mauritania

A perimetrare lo spazio espositivo dell’istallazione le immagini di Camp Erech, realizzate dal progetto di fotografia comunitario Ayzoh! nel deserto dell’Adrar, in Mauritania; un’esposizione da guardare ma anche da leggere e da vivere insieme agli autori per immergersi in una vicenda unica, capace di donarti bellezza e forza d’animo. Dopo due mesi vissuti con la comunità, i fotografi di Ayzoh! – Giulia Zhang e Claudio Maria Lerario – ci restituiscono una storia unica attraverso immagini e parole contenute in 200 stampe.

La mostra racconta ogni momento della vita quotidiana di una piccola comunità che vive nel deserto e affronta le insidie di un ecosistema ostile alla vita, povero di biodiversità e di risorse naturali.

Da sempre il deserto è un luogo ricco di significato simbolico utilizzato per generare chiarezza e consapevolezza su temi universali: lotta per la sopravvivenza, adattamento al clima e ai suoi cambiamenti, creatività, solitudine, solidarietà, spiritualità, unione e collaborazione tra la diverse tribù, superamento dei più grandi ostacoli della vita.

L’unicità di Camp Erech è che l’intera mostra è contenuta in una scatola: i visitatori dell’esposizione possono portarsela.

Photo Credit © Divercity

5 Aprile 2023
“Lampeduse”, urge una battaglia culturale
19 Aprile 2023
“Artisti in guerra” al Castello di Rivoli

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *