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Artisti migranti fanno tappa a Treviso

 “Da dove vieni?” si sentono dire fino allo sfinimento persone di origine apparentemente straniera residenti in Italia e in altri paesi occidentali. Si ispira a questa domanda così retorica il titolo dalla mostra itinerante dedicata alla migrazione, con un invito a cambiare abitudine e prospettiva. “Don’t Ask Me Where I’m From” (Non chiedermi da dove vengo) è visitabile fino al 2 febbraio a Treviso, nello spazio delle Gallerie delle Prigioni. Curata da Marion Eele (Imago Mundi) e Marianne Fenton (The Aga Khan Museum), riunisce i lavori di un gruppo di artisti migranti di prima, seconda e terza generazione, selezionati da un comitato di esperti (curatori, responsabili di musei, artisti) che affrontano, in presa diretta, l’esperienza migrante, personale e collettiva con il privilegio e la complessità di potere e volere veicolare inedite confluenze culturali. Arte e migrazione, raccontate – rivelate, esaminate, esplorate – attraverso opere contemporanee (pittura, fotografia, video, installazioni) che partono anche dall’esperienza biografica di ciascuno dei 15 artisti selezionati – in rappresentanza di 25 paesi – testimoni preziosi, nella vita come nell’arte, della quantità di mondi che il mondo contiene: tradizioni, culture, passioni, nuove idee e antiche consuetudini, e contraddizioni.

Una mostra nata dalla collaborazione tra Fondazione Imago Mundi e Aga Khan Museum di Toronto, spazio espositivo e di ricerca dell’Aga Khan Trust for Culture, istituzione filantropica fondata dalla guida dei musulmani sciiti ismailiti.

I quindici artisti del progetto congiunto sono stati selezionati da un team di curatori e appartengono tutti a quel grande melting pot di cui è fatto il mondo oggi. Shinpei Takeda è di origine giapponese, ma vive tra Tijuana (Messico) e Berlino. El Seed, francese di genitori tunisini, lavora sui “calligrafitti”, mescolanza di calligrafia islamica e street art.

In mostra con una istallazione la straordinaria creatività di Jeanno Gaussi, artista nata a Kabul e residente a Berlino. Le sui opere parlano di identità, spazi e memoria. In quella proposta a Treviso ricorda quando, a soli 5 anni, le furono tagliati i capelli dalla mamma per farla sembrare più grande e permetterle così di abbandonare l’Afghanistan con meno rischi, accompagnata da una zia.

L’artista concettuale Farihah Aliyah Shah, stabilita in Canada ma la cui famiglia proviene dalla Guyana, indaga invece l’identità e l’ibridità culturale, i paesaggi costruiti e naturali. La sua serie Looking for Lucille studia la potenza e la fondatezza della memoria e della tradizione orale come forme alternative di ricerca, mescolando immagini storiche ritrovate, fotografie recenti delle case dove, in America del Nord e del Sud, ha abitato la sua nonna, testi e materiali incorniciati e piccoli ricami che richiamano i fiumi della Guyana.

Houda Terjuman è nata in Marocco, dove vive ancora oggi, da padre siriano e madre svizzera. La sua produzione artistica parla di esilio e resilienza a partire dalla sua esperienza personale, ma incorpora una riflessione più ampia sulla società. Per questa mostra, Houda ha creato un mondo in miniatura, di cui tesse le storie attraverso scultura e pittura, sottolineando le diverse esperienze migratorie.

“Ho sempre pensato che il mondo dell’arte sia un forte incubatore di integrazione. Perché se i vari governi hanno il compito civile e morale di mettere in sicurezza l’uomo, l’arte attraverso l’esplorazione di altri sentieri può riuscire là dove la politica non basta” ha detto Luciano Benetton, presidente della Fondazione Imago Mundi e promotore del progetto che riunisce più di 26 mila artisti provenienti da oltre 160 Paesi e comunità native di tutto il mondo. “La prestigiosa collaborazione con l’Aga Khan Museum è un nuovo impulso per allargare questa comunità di artisti e dare loro la visibilità che meritano. Penso che il tema delle nuove generazioni di artisti che vivono in paesi differenti da quello della loro origine sia una esplorazione molto importante per porre l’attenzione sulle migrazioni. La storia del mondo è storia di donne e uomini migranti, e di figli nati in nuove patrie” ha sottolineato Benetton.

“Considerato il clima che si respira di questi tempi, questa è una mostra importantissima” gli ha fatto ecco Henry Kim, direttore dell’Aga Khan Museum di Toronto, durante la tappa precedente della mostra, a Londra.

Dopo Treviso, nel marzo 2020 “Don’t Ask Me Where I’m From” si sposterà a Toronto, presso l’Aga Khan Museum, e da lì proseguirà il suo percorso con altre tappe internazionali.

Informazioni: Gallerie delle Prigioni, Piazza del Duomo 20. Mostra gratuita, visitabile dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. http://www.imagomundiart.com

Artisti in mostra:

Daniela Edburg – Mexico; US

El Seed – France; Tunisia

Elena El Asmar – Italy; Lebanon

Erica Kaminishi – Japan; Brazil; France

Farihah Aliyah Shah – Canada; Guyana

Gui Mohallem – Brazil; Lebanon

Jeanno Gaussi – Germany; Afghanistan

John Young Zerunge – Australia; China, Hong Kong

Houda Terjuman – Morocco; Syria; Switzerland

Liberty Battson – South Africa; Zimbabwe

Maria Nemcenko – Lithuania; Russia; Uk

Sarah Maple – Uk; India

Shinpei Takeda – Mexico; Japan; Germany

Sukaina Kubba – Iraq; Canada

Thenjiwe Nkosi – US; South Africa; Turkey

Photo Credit : © Gallerie delle Prigioni (pagina Facebook) – Fondazione Imago Mundi – Aga Khan Museum

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