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Fa il giro del mondo il design di Francis Kéré

Design innovante e sobrio unito a exploit tecnici : è questo il marchio di fabbrica di Diébédo Francis Kéré, uno dei principali interpreti dell’architettura contemporanea. Burkinabé di nascita e tedesco di adozione, il talento di Kéré, classe 1965,  sta facendo il giro del mondo.  E’ stato il primo africano scelto dalla londinese Serpentine Gallery per realizzare il padiglione 2017 all’interno dei Kensigton Gardens: un’immensa struttura circolare e lineare, fatta di legno e acciaio, che ricorda la canopea e l’albero sotto al quale si radunano i saggi nei villaggi africani. Dal 2000, ogni anno questa costruzione effimera viene affidata dal museo di arte contemporanea londinese “a uno dei più eminenti architetti al mondo”.

L’estate scorsa a Berlino Kéré ha firmato un palcoscenico teatrale smontabile, istallato nell’ex aeroporto di Tempelhof, trasformato in un punto di incontro, spazio di vita e di scambio tra cittadini. A marzo è stato ricompensato negli Stati Uniti con il prestigioso Arnold W. Brunner Memorial Prize 2017  dell’American Academy of Arts and Letters, mentre la pinacoteca di Arte moderna di Monaco (Germania) ha dedicato al talentuoso architetto una retrospettiva intitolata ‘Radically Simple’. Semplice è la parola che qualifica meglio Kéré.  Da giovane sognava semplicemente di essere un bravo muratore per il suo villaggio. Da quei tempi, quanta strada ha percorso.

Dopo essere stato protagonista della Biennale di Architettura 2016, il 6 giugno scorso il guru dell’architettura sostenibile ha portato la sua testimonianza sul palco del Teatro Ambra Jovinelli a Roma, nell’ambito del RUFA Contest.  La sua teoria è considerata una rivoluzione “silenziosa” in ambito urbanistico e la sua storia di vita è un “romanzo” straordinario.

Figlio di un capovillaggio di Gando, un agglomerato di poche abitazioni, la sua famiglia, sostenuta dalle altre, gli ha permesso di andare a studiare in Germania per diventare architetto. Il suo impegno e la sua genialità hanno fatto il resto: dopo avere studiato nella Facoltà di Architettura della Technische Universität di Berlino, si è impegnato in favore della sua comunità d’origine e ha costruito moltissime strutture in Burkina Faso, tutte di grande utilità sociale, ideate e realizzate nel rispetto dell’ambiente e valorizzando le risorse umane e materiali locali. Ha restituito al suo gruppo i frutti di ciò che aveva ricevuto. Il suo percorso è un racconto avvincente di solidarietà e altruismo. Ma soprattutto è la testimonianza vivente di un modello di società basato su un progetto collettivo. Kéré oggi è considerato il simbolo di una nuova architettura, ispirata a criteri di etica e solidarietà.

“Volevamo condividere con il pubblico questo personaggio meraviglioso, che per noi rappresenta un modello di creatività. Kéré è l’altro modo di interpretare la professione di progettista, libero dai trend pensando all’uomo e alla sua quotidianità. Per alcuni suoi approcci mi ricorda un’altra icona dell’architettura: Le Corbusier. Kéré è la dimostrazione concreta che si può arrivare in alto anche iniziando dal punto più basso” ha dichiarato Emanuele Cappelli, direttore artistico del RUFA Contest.

A Berlino ha messo su lo studio Kéré Architecture, con oggi in tutto una decina di collaboratori. Costruisce edifici persino in Cina e i suoi progetti vengono esposti nei centri di arte contemporanea in tutto il mondo. Riscuote molto successo negli Stati Uniti e insegna in Svizzera, dove ha concepito la scenografica del museo della Croce Rossa con altri colleghi.

Kéré, l’high tech rurale che unisce la modestia dell’apprendista falegname alla precisione tecnica dell’architetto, non ha mai dimenticato le sue radici . Con lui la costruzione diventa elementare ed essenziale, locale e globale, in apparenza semplice ma in realtà molto ricercata. L’architettura ritorna alla sua essenza, ispirata dall’anima, dalla tecnica e dall’arte africane.

Sul continente ha già tirato su diversi edifici nel Parco nazionale di Bamako, in Mali, scuole e abitazioni in Mozambico, un museo dell’argilla in Kenya, il villaggio Opera a Laongo, non lontano da Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, che comprende una sala spettacoli circondata da centri di formazione nelle arti e l’artigianato.

Il prossimo progetto affidato a Kéré è la nuova sede del parlamento del Burkina Faso, dopo l’insurrezione popolare che nel 2014 ha distrutto il vecchio palazzo, riuscendo a destituire l’ex presidente Blaise Compaoré, rimasto al potere dal 1987, anno in cui è stato ucciso Thomas Sankara, il Che Guevara africano. Nel progetto ideato da Kéré la democrazia verrà rappresentata in modo simbolico con una piramide a più piani, semi trasparente, in cima alla quale i cittadini potranno sedersi per osservare l’orizzonte… si spera di democrazia, pace e prosperità.

Photo Credit: © Francis Kéré

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